Tiamina - il suo ruolo nell’alimentazione del gatto

L’importanza della vitamina B1 (tiamina) nell’alimentazione del gatto. Sintomi e cause della carenza e come prevenirla. Quali ingredienti scegliere per fornire una quantità adeguata di tiamina.

La tiamina (vitamina B1) appartiene al gruppo delle vitamine idrosolubili. L’organismo del gatto non la immagazzina in quantità sufficiente, perciò deve essere assunta regolarmente attraverso l’alimentazione. In questo modo si evita di esaurire completamente le riserve, che si consumano nell’arco di una decina di giorni. Non tutte le forme di tiamina presenti nell’organismo sono state studiate a fondo, ma alcuni alimenti industriali sono stati ritirati dal mercato perché ne contenevano una quantità insufficiente, a conferma dell’importanza di questa vitamina.

Qual è il ruolo della tiamina?

La tiamina è una vitamina di fondamentale importanza nell’alimentazione del gatto e una sua carenza può avere conseguenze gravi per la salute, spesso permanenti. Sotto forma di TDP (tiamina difosfato), partecipa al metabolismo dei carboidrati e alla sintesi dei nucleotidi. Contribuisce inoltre al corretto funzionamento del sistema nervoso, probabilmente sia in forma libera sia legata a gruppi fosfato.

In quali alimenti si trova?

I gatti non sintetizzano la tiamina, quindi dobbiamo fornirla attraverso l’alimentazione. È stato riscontrato che il loro fabbisogno giornaliero è da due a quattro volte superiore a quello dei cani. Ciò è legato al metabolismo, anche se le cause precise di questa differenza non sono ancora note. Le principali fonti di tiamina in una dieta BARF sono i cuori di manzo, pollame e agnello. Quantità leggermente inferiori si trovano nella carne di maiale, nel fegato, nei tuorli d’uovo e nel lievito di birra. Occorre prestare particolare attenzione quando si somministrano crudi alcuni tipi di pesce, come carpa, aringa o sgombro. Contengono infatti un enzima, la tiaminasi, che degrada la tiamina. Un consumo eccessivo di questi pesci può quindi causarne la carenza. Per evitarla, possiamo scegliere pesci privi di tiaminasi (per esempio salmone, trota, merluzzo o halibut) oppure cuocerli. Il congelamento non inattiva la tiaminasi.

E la cottura?

La cottura provoca perdite di vitamina B1, perché questa è sensibile alle alte temperature. La quantità di tiamina persa dipende dalla temperatura, dalla durata e dal metodo di cottura. Una parte può passare nel liquido di cottura: è quindi consigliabile non buttarlo, ma aggiungerlo alla ciotola. Tutti questi aspetti, oltre ai valori di fabbisogno indicati da FEDIAF e NRC, devono essere considerati quando si stabilisce il contenuto di tiamina nel pasto del nostro gatto.

Come prevenire la carenza?

La tiamina non viene accumulata nell’organismo in quantità sufficiente e l’eccesso viene eliminato con le urine. Il modo più importante per prevenire una carenza è quindi assumerla regolarmente con l’alimentazione. In una dieta casalinga è bene prestare attenzione anche alla presenza, nei singoli ingredienti, di sostanze antitiaminiche (antagonisti della tiamina). Queste modificano la struttura chimica della tiamina, rendendola inattiva. Possono essere di origine sintetica o naturale. Tra queste sostanze vi sono le tiaminasi, che appartengono alla classe degli enzimi. Come già ricordato, si trovano in alcuni pesci, ma anche in determinati crostacei e batteri. La loro sensibilità al calore varia; pertanto, anche dopo la cottura, non sempre possiamo essere certi che siano state inattivate al 100%, e la somministrazione regolare di questi alimenti può causare carenze di tiamina. I composti dello zolfo, invece, trasformano la tiamina in disolfuro di tiamina, scarsamente biodisponibile per l’organismo; occorre quindi fare attenzione alla carne conservata con solfiti. Gli studi hanno rilevato che le proteine e i grassi alimentari riducono il fabbisogno metabolico di vitamina B1 più dei carboidrati. Ciò è probabilmente legato al ruolo della tiamina nel metabolismo dei carboidrati e al maggiore fabbisogno durante il ciclo di Krebs, nel corso del catabolismo dei carboidrati alimentari. Il gatto non riceve la dose regolare raccomandata di tiamina neppure quando riduce complessivamente l’assunzione di cibo, per esempio in caso di anoressia o iporexia. I sintomi della carenza di tiamina comprendono perdita della vista, dilatazione delle pupille senza reazione alla luce, disturbi della coordinazione, inclinazione della testa, atassia o convulsioni, oltre a riduzione dell’appetito e apatia. Gli esami di laboratorio hanno evidenziato anche alterazioni a livello dei tessuti, come necrosi del tessuto cerebrale ed emorragie periferiche.

Eccesso di tiamina

Con una dieta BARF naturale e ben bilanciata, il nostro gatto non corre il rischio di assumere troppa tiamina. L’eventuale eccesso viene costantemente filtrato dai reni ed eliminato con le urine.

Fonti

  1. Moon, S.-J., Kang, M.-H., & Park, H.-M. (2013). Clinical signs, MRI features, and outcomes of two cats with thiamine deficiency secondary to diet change. Journal of Veterinary Science, 14(4), 499–502.
  2. Kritikos, G., Parr, J. M., & Verbrugghe, A. (2017). The role of thiamine and effects of deficiency in dogs and cats. Veterinary Sciences, 4(4), Article 59.
  3. National Research Council (2006). Nutrient Requirements of Dogs and Cats, cap. 6. National Academies Press.
  4. Hilker DM, Peter OF (1966). Thiaminase in Fishery Products: A Review.